dal 26/10/2016 al 23/12/2016

infoda mercoledì a sabato 14-19.30

A cura di Marco Scotini, in collaborazione con Andris Brinkmanis e Lorenzo Paini

Inaugura il 26 ottobre la mostra dedicata all'arte dei paesi dell’Est Europa dagli anni ’50 agli anni ’80.
La mostra presenta 100 artisti con oltre 600 opere provenienti da una delle più importanti e complete collezioni d’arte d’avanguardia dell’Est Europa, la Collezione Marinko Sudac di Zagabria, che comprende non solo opere d'arte, ma anche interi archivi d’artista e di gallerie che raccontano un capitolo poco noto ma di grande importanza della storia dell’arte del ‘900.
Non-Aligned Modernity non solo si rivolge all’arte dei paesi dell’Est-Europa ma cerca di indagare un capitolo anomalo e nient’affatto marginale di questa stessa storia, non inquadrabile né nell’ideologia del Blocco Sovietico, né nel modello liberista delle democrazie occidentali. Rileggere la scena artistica della ex-Jugoslavia nel tempo della Guerra Fredda, lungo i primi trent’anni che vanno dall’inizio degli anni ’50 all’inizio degli ’80, significa infatti confrontarsi con una costitutiva e irriducibile differenza culturale. Ciò ci permette di riaprire gli archivi della storia dell’arte, scalfendo e decostruendo la canonizzazione storiografica proposta dalla modernità occidentale nella sua pretesa di universalismo, neutralità e autonomia estetica.
Con Non-Aligned Modernity FM Centro per l’Arte Contemporanea intende proseguire nella propria indagine sulla molteplicità culturale della modernità, ogni volta in relazione a un dato contesto geopolitico in cui questa si è declinata come modernità ‘locale’. In questa occasione lo fa attraverso una rilevante collezione privata sull’arte dell’Europa centrale sotto il Socialismo: la Collezione Marinko Sudac, a sua volta anomala e “non allineata” all’idea di collezionismo classico, custodisce al suo interno non solo opere d’arte ma anche archivi e materiale documentale di straordinaria importanza storiografica. Una collezione che - nel corso degli anni - si è posta il compito di rintracciare tendenze artistiche radicali entro una coerente linea di avanguardia nelle aree dell’Europa Centro-Est.

La mostra Non-Aligned Modernity intende rileggere lo spazio culturale e artistico della ex-Jugoslavia come laboratorio complesso e interstiziale, sospeso tra l’Est e l’Ovest ma non completamente assimilabile a nessuno dei due fronti, consentendo di superare la visione dicotomica classica tra un’Europa e l’altra. Con il modello jugoslavo, in sostanza, la differenza non si pone più soltanto tra Est e Ovest ma anche all’interno del cosiddetto Est.
Di fatto, fin dall’origine della Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia le idee progressive moderniste vedono il Socialismo come l’espressione radicale e sperimentale di queste stesse tendenze. Per cui all’indomani del ’48, in seguito alla rottura dell’alleanza con l’Unione Sovietica da parte di Tito e il ritiro della Jugoslavia dal Blocco dell’Est, si assiste anche ad un distacco dalle dottrine del realismo socialista. La Jugoslavia è la prima realtà dell’Est a presentare tendenze astrattiste in eventi artistici internazionali e a far guadagnare all’astrazione modernista uno status quasi-ufficiale, tanto attraverso i monumenti della rivoluzione sparsi un po’ ovunque quanto per mezzo dei padiglioni di rappresentanza nazionale. Ne sono esempi i lavori dello scultore Vojin Bakić e del Gruppo EXAT 51. Ma, senza dubbio, è ancora in Jugoslavia che compaiono le prime manifestazioni di arte concettuale dell’Europa Centrale, grazie ad una costellazione di figure “non allineate” e fuori dal sistema ufficiale dell’arte che prende il nome di Gruppo Gorgona e che ha pochi equivalenti tanto ad Est che ad Ovest.
Con il passaggio dalla politica dell’autogestione dei lavoratori degli anni ‘50 alle riforme di mercato del ‘65 anche l’Arte Concettuale diventa più critica e si sviluppa oltre che a Zagabria in altri poli culturali come Lubiana, Belgrado e Novi Sad per tutti gli anni Settanta con figure di primaria importanza, a partire dall’esperienza del collettivo d’avanguardia slovena OHO Group. Interventi urbani, contaminazioni grafiche, performance e video sono al centro delle pratiche dei gruppi Group of Six Artists, oltre a Bosch + Bosch, KOD, Verbumprogram, eccetera. A cui si aggiunge il rilievo individuale di alcune figure che ormai hanno raggiunto fama internazionale come Sanja Iveković, Marina Abramović, Mladen Stilinović, Goran Trbuljak, Tomislav Gotovac, Vlado Martek, Radomir Damnjanović Damnjan.
Se è vero che il fenomeno jugoslavo è per molti versi un caso a sé stante, è altrettanto vero che negli stessi anni ’70 l’arte concettuale ha una grande produzione nei paesi dell’Europa centrale: Ungheria, Cecoslovacchia e Polonia, con cui gli stessi artisti jugoslavi hanno scambi e contatti, e in cui operano figure internazionali come Július Koller, Dora Maurer, Milan Grygar, Stano Filko, Rudolf Sikora, Jiří Valoch, Józef Robakowski.
Nell’intento di restituire questo quadro completo la mostra presenta oltre 100 artisti con 600 opere, alternando cornici concettuali geografiche ad altre di natura temporale, in cui non viene fatta alcuna gerarchizzazione tra opere e materiali d’archivio, in cui si interroga l’elemento documentale come tale. Tutto questo enfatizzando il carattere organico della stessa Collezione Marinko Sudac che viene presentata per la prima volta oltre i confini dell'Est-Europa attraverso una grande campionatura di materiali: opere pittoriche, scultoree, fotografie, vinili, film, video, opere grafiche, libri d’artista.

Gli artisti
Marina Abramović, Milan Adamčiak, Karel Adamus, Nuša and Srečo Dragan, Vojin Bakić, Dimitrije Bašičević Mangelos, László Beke, Jerzy Bereś, Slavko Bogdanović, Eugen Brikcius, Boris Bućan, BOSCH+BOSCH, Dubravko Budić, Dalibor Chatrný, Attila Csernik, Radomir Damnjanović Damnjan, Drago Dellabernardina, Boris Demur, Braco Dimitrijević, Miklós Erdélyi, EXAT 51, Eugen Feller, Stano Filko, Attalai Gábor, Ivo Gattin, Tibor Gáyor, Gorgona Group, Tomislav Gotovac, Group of Six Authors, Milan Grygar, Vladimir Gudac, Gyula Gulyás, Tibor Hajas, László Haris, Miljenko Horvat, Sanja Iveković, Željko Jerman, Marijan Jevšovar, György Jovánovics, Miroslav Klivar, Julije Knifer, Milan Knížák, J.H. Kocman, KÔD Group, Běla Kolářová, Július Koller, Vladimir Kopicl, Jarosław Kozłowski, Ivan Kožarić, Naško Križnar, Andrzej Lachowicz, Katalin Ladik, László Lakner, Natalia LL, Vlado Martek, Slavko Matković, Dora Maurer, Karel Miler, Era Milivojević, Marijan Molnar, Antun Motika, Pécsi Műhely, David Nez, Koloman Novak, Ladislav Novák, OHO Group, Géza Perneczky, Vladimir Petek, Ivan Picelj, Sándor Pinczehelyi, Marko Pogačnik, Jan Pokorný, Bogdanka Poznanović, Božidar Rašica, Red Peristyle, Józef Robakowski, Đuro Seder, Rudolf Sikora, Zdzisław Sosnowski, Aleksandar Srnec, Tamás St. Auby, Jan Steklik, Mladen Stilinović, Sven Stilinović, Josip Stošić, László Szalma, Bálint Szombathy, Petr Štembera, Raša Todosijević, TOK Group, Endre Tót, Desider Tóth, Goran Trbuljak, Jiří Valoch, Josip Vaništa, Verbumprogram, Fedor Vučemilović, Zbigniew Warpechowski, Jan Wojnar, Jana Želibská.

La Collezione Marinko Sudac

Attraverso la sua attività collezionistica Marinko Sudac, fondatore della piattaforma Museum of the Avant-garde www.avantgarde-museum.com, si è rivolto all'esplorazione, alla ricerca e alla promozione di quelle pratiche d'avanguardia che dall'inizio del ‘900 fino alla caduta del Muro di Berlino sono state emarginate o rifiutate a causa di circostanze storiche, sociali e politiche. In questo modo la collezione è diventata una risorsa inesauribile per la ricerca e lo studio delle avanguardie europee per esperti, storici dell'arte e artisti da tutto il mondo. Opere della Collezione Marinko Sudac sono andate in prestito a musei quali la Tate Modern di Londra, il Museo d'Arte Moderna di Varsavia, il Museo d'Arte Contemporanea di Zagabria, il Ludwig Múzeum – Museo d’Arte Contemporanea di Budapest, la Haus der Kunst di Monaco di Baviera e il Nottingham Contemporary.

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Le mostre delle gallerie del Centro

Il 26 ottobre aprono all’interno di FM Centro per l'Arte Contemporanea anche altre due mostre: Laura Bulian Gallery inaugura una personale di Ugo La Pietra intitolata "I gradi di libertà/The degrees of freedom", con un focus sulle opere create dall’artista negli anni ’70, mentre la Galleria Giorgio Persano – invitata nel temporary space – presenta Michele Zaza. Opere/Works 1970–2016 a cura di Elena Re. Questa importante mostra attraverserà i momenti salienti della ricerca espressiva di Zaza, a partire dagli esordi fino al più attuale contributo.

Contatti stampa:
Franca Reginato - Rossella Tripodi press@fmcca.it tel. +39 02 73983231-3232

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