dal 15/12/2016 al 18/02/2017

infogiovedì, venerdì e sabato dalle 15.30 alle 19.30, su appuntamento negli altri giorni della settimana 039 2623372

Martina Brugnara, Elisa Cella, Andrea Cereda, Francesca Ferreri, Paolo Grassino, Adi Haxhiaj, Beatrice Meoni, Bernardì Roig, Patrizia Emma Scialpi, Mario Scudeletti, Eltjon Valle, Silvia Vendramel.

Riparte in via A. Pennati 19 il secondo appuntamento di M.AR.CO. con l’arte contemporanea in città. Nata a settembre 2015, l’associazione culturale Monza Arte Contemporanea, ha come obiettivo la diffusione dell’arte attraverso mostre in spazi non convenzionali. Mantenendo fede alla sua natura nomade, questa seconda mostra collettiva è ospitata in uno spazio commerciale, trasformato per l’occasione in spazio espositivo. La vicinanza con il centro storico rende questa location un posto privilegiato per scoprire le nuove proposte contemporanee a due passi dal cuore cittadino.

Sebbene le opere siano differenti per linguaggi e scelte formali, rivelano tuttavia un intento comune volto a porre al centro della ricerca artistica l’uomo e le sue relazioni con l’ambiente che lo circonda. In alcuni artisti predomina l’analisi critica della società, in altri l’appartenenza al luogo e il senso di memoria; quotidiano e immaginario si fondono in nuove possibilità formali.

Il percorso espositivo si snoda attraverso le relazioni e i confronti generati dal dialogo tra i diversi linguaggi espressivi; l'astrazione, la memoria, l'organico e l'artificiale convivono in un universo in continuo divenire.

Entrando nello spazio espositivo lo spettatore si trova di fronte a due grandi installazioni, due opere in cui quotidiano e straordinario si traducono in metafora della società contemporanea.

“Salto Mortale” di Mario Scudeletti indaga il mondo scolastico e ci presenta un banco che fa il giro completo su se stesso. L’artista suggerisce con sottile ironia la necessità di rendere dinamica una didattica talvolta chiusa in schemi rigidi e poco inclini a favorire lo sviluppo di personalità creative e ci invita a ribaltare le nostre rigide convinzioni a vantaggio di nuovi orizzonti mentali.

L’opera di Paolo Grassino sposta invece l’attenzione sul mondo degli insetti attratti e sedotti dalla luce e dal calore. L’istinto che spinge l’insetto verso la luce è lo stesso che lo condurrà alla morte; inevitabile metafora di kafkiana memoria di una società materiale e capitalistica che aliena sempre più l’uomo condannandolo ad essere schiavo e omologato. Un inquietante nucleo di bozzoli scuri pende dal soffitto e si collega ad un neon a terra: osservandolo ci immaginiamo di assistere alla loro schiusa, osservatori inconsapevoli di un evento tanto affascinante quanto brutale.

I soggetti di Bernardì Roig, uno dei maggiori scultori spagnoli contemporanei, raccontano di un’inquietudine esistenziale che si riflette sulle espressioni dei volti, sulla figura umana isolata e costretta spesso da tubi al neon che gravano come fardelli. Il suo linguaggio colto e raffinato è pervaso da ispirazioni letterarie e cinematografiche. Erede di un linguaggio espressivo che trova in Franz Xaver Messerschmidt il suo capostipite, Roig utilizza la mimica facciale per raccontare inquietudini e ossessioni contemporanee; le sue perturbanti sculture-installazioni mettono al centro del suo interesse l’uomo con le sue fragilità.

Elisa Cella, proseguendo la sua ricerca molecolare, presenta per la prima volta un’installazione a terra formata da centinaia di rondelle di metallo a formare un disegno apparentemente geometrico e modulare. L’opera trae ispirazione dalle fotografie al microscopio di un embrione umano, colto nelle prime fasi di duplicazioni cellulari. L’uomo e la sua complessità genetica sono al centro dell’interesse dell’artista; la minuziosità della riproduzione manuale simula la lenta e magnifica riproduzione della vita.

Patrizia Emma Scialpi concentra la sua ricerca artistica sulla natura e sulla diversità dei legami e delle relazioni che intercorrono tra gli individui e i differenti contesti ambientali e storici. Nelle opere della serie “Love and Loss”, l’artista utilizza scatti fotografici sui quali interviene pittoricamente annullando la fisionomia dei personaggi. All’identità della figura si sostituisce un corpo in continuità con il paesaggio, del quale diventa parte integrante.

Le sculture in gesso di Francesca Ferreri nascono dall'assemblaggio di oggetti di uso comune con l’intento di dare vita ad un oggetto immaginario partendo da elementi già esistenti. L’artista lavora sullo spazio che esiste tra più oggetti e lo riempie con strati di gesso pigmentato; l’elemento spazio diventa così l’elemento di connessione, l’armatura dell’intera opera. Analogamente al processo evolutivo, la forma è resa plasticamente nelle sue latenti potenzialità trasformative. Un procedimento che non risparmia neppure l’opera figurativa in cui l’artista altera i tratti del volto nell’estrema distorsione dovuta all’espansione del segno fino al confine della tela.

La pittura di Adi Haxhiaj converte gli oggetti in soggetti dotati di vista e memoria. Dopo aver fotografato l’ambiente in cui questi si trovano, prima di appropriarsene, l’artista ricopre parzialmente le “cose” nel tentativo di assimilarle ai “luoghi” di appartenenza. Le superfici di questi oggetti-soggetti presentano un'imprimitura tradizionale e velature di colori trasparenti che formano una membrana pittorica, una seconda pelle in cui è impressa una memoria: ciò che appare è la realtà delle cose, la visione d'insieme, l'unità organica dell'ambiente che le circondava.

I Soffi di Silvia Vendramel sono composti da oggetti domestici dentro i quali il vetro viene soffiato e fatto espandere fino al limite del collasso, generando un dialogo serrato tra vetro e metallo, tra gesto e memoria. Le sculture di Vendramel raggiungono una forma sulla base della imprevedibilità che la soffiatura genera; i vetri colorati avvolgono, distorcono e fondono in sé il metallo fino a creare un connubio indissolubile. La tragicità e la potenza di questa fusione simula una relazione amorosa, un atto di amore ma anche un conflitto che trasformerà irrimediabilmente entrambi gli elementi.

Beatrice Meoni è presente con un’opera pittorica su seta in dialogo con la scultura in vetro di Vendramel. Nasce un confronto intenso ed emotivo, dove alle tonalità del vetro rispondono quelle della pittura in uno scarto tra materiali che genera un nuovo equilibrio temporaneo e delicato. All’interazione artistica corrisponde un’empatia basata sull’ascolto e sul confronto delle personalità delle due artiste disposte a cogliere l’una le suggestioni dell’altra.

Il percorso espositivo prosegue nello spazio seminterrato che, ancor più del primo piano, costringe lo spettatore a confrontarsi fisicamente con le opere proposte.

L’installazione di Martina Brugnara formata da elementi in legno e attrezzi da lavoro, si impossessa dell’ambiente. Vicina alle teorie del nichilismo di matrice nietzschiana, l’artista nega significati e concetti della cultura occidentale. Martelli, seghe, forconi, cacciaviti, asce e pinze perdono la loro connotazione di oggetti pericolosi e si trasformano in una struttura delicata e raffinata; la loro funzione pratica e utilitaria viene negata ed è subordinata ad una fruizione prettamente visiva. Pur essendo apparecchi a riposo, la loro pericolosità latente rimane tuttavia evidente, creando una sorta di turbamento.

I quadri geologici di Eltjon Valle pervasi di petrolio sono opere emblematiche, dal forte accento di denuncia. L’artista ha prelevato campioni di terreno inquinato nei luoghi della sua terra d’origine, Kucova, una delle zone petrolifere più vaste ed importanti dell’Albania. Moderno archeologo, Valle preleva campioni di terra e bitume e ce li rende sotto forma di opere da toccare e da annusare, coinvolge i nostri sensi e ci fa riflettere sulle terribili conseguenze dello sfruttamento selvaggio dell’ambiente.

Un’installazione di Andrea Cereda, formata da vasche di carriole arrugginite e sovrapposte a formare dei gusci bivalve, invade lo spazio e ci costringe ad attraversarle. Ciò che sta all’interno è protetto ma anche celato all’occhio dello spettatore; il titolo, emblematico, dell’opera è “Custodi”, corazze consumate dal tempo, barriere protettive che preservano il contenuto dalla profanazione dello sguardo. Siamo dinnanzi ad involucri che custodiscono gelosamente un segreto, una pulsione, la vulnerabilità dell’individuo che ha bisogno di proteggere ciò che di più umano e intimo lo caratterizza.

Chiude la mostra la video installazione “Neith” di Patrizia Emma Scialpi che si basa su una visione fallimentare; il titolo riprende il nome di un ipotetico satellite del pianeta Venere, avvistato da vari astronomi a partire dal XVII secolo e ufficialmente da Giovanni Domenico Cassini nel 1686, smentito però quasi un secolo dopo. Si trattava infatti di un’illusione ottica, l’immagine di Venere era così luminosa che veniva riflessa dall’occhio per poi rientrare nel telescopio e creare una immagine secondaria di scala più piccola.

Martina Brugnara (Alzano Lombardo, 1993), ha esposto al MAC, Lissone; selezionata al Co.Co.Co, Como, 2014 e al Premio Ora, 2015.

Elisa Cella (Genova, 1974) di formazione scientifica, la sua ricerca si orienta in due direzioni: una di ispirazione biologica ed una di matrice topologico sensoriale. Hanno scritto di lei: Alberto Rigoni, Gabriele Perretta, Alessandro Trabucco. E’ risultata finalista al Premio Combat 2016 nella sezione pittura, esponendo al Museo G. Fattori, Livorno.

Andrea Cereda (Lecco, 1961) arriva al mondo dell’arte passando per l’esperienza maturata nella pubblicità. Per realizzare i suoi lavori utilizza ferro e lamiere di vecchi bidoni industriali scoloriti, consunti, arrugginiti, assemblati fra loro e tenuti insieme da cuciture o da saldature. La sua attività espositiva è iniziata nel 2001. Da allora molte le mostre, personali e collettive, sia in Italia che all’estero. Da anni collabora con le sue opere alle edizioni Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy.

Francesca Ferreri (Savigliano, 1981) ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia nel Padiglione Accademie. Nel 2014 una sua opera é stata acquisita dal Fondo Acquisizioni per la Collezione di Arte Contemporanea a Palazzo Forti, Verona e all’ultima edizione di Artissima 2016, nella sezione Present Future, presentata dalla Galleria Alberto Peola, è stata acquisita dal Fondo CRT per la Collezione della GAM di Torino.

Paolo Grassino (Torino, 1967) Innumerevoli le sue mostre in prestigiosi spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, tra cui MAC, Lissone, 2015; Museo Pecci, Milano, 2013; IIC, Madrid, 2013; MACRO, Roma, 2011; Frost Art Museum, Miami, 2011; Loft Project ETAGI, San Pietroburgo, 2011; Castello di Rivalta (TO), 2010; museo RISO, Palermo, 2009; Museo di Saint-Etienne, 2008; GAM, Torino, 2000. Partecipa nel 2008 alla XV Quadriennale d’Arte a Roma e nel 2011 alla IV Biennale di Mosca.

Adi Haxhiaj (Tirana, Albania, 1989) ha esposto in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero. Presente nel 2015 alla mostra Codice Italia Academy, a cura di Vincenzo Trione, Palazzo Grimani, Venezia e The Fictitious Present, Inter-Youth Art Exhibition – China Academy of Art, Pinacoteca di Hangzhou, China.

Beatrice Meoni (Frirenze, 1960) laureata in Letterature straniere e vicina al mondo del teatro, ha esposto al MAC, Lissone, 2015, a Dolomiti Contemporanee, Ex Cartiera di Vas (BL), 2015, a Villa Pacchiani, Santa Croce sull’Arno (PI), 2016. Una sua opera è stata acquisita dal Fondo Acquisizioni per la Collezione di Arte Contemporanea a Palazzo Forti, Verona nel 2014 e nel 2016 è stata selezionata da Ilaria Bonacossa nel Progetto Level 0, ArtVerona, per il Museo Villa Croce, Genova.

Bernardì Roig (Palma di Maiorca, 1965) ha ricevuto, tra gli altri, il XXXVII Premio di Arte Contemporanea Fondazione Principessa Grace, Monaco (2003); il Premio Ufficiale XXI Biennale di Alessandria, Egitto (2002); il Premio Speciale Pilar Juncosa e Sotheby's, Fondazione Pilar e Joan Miró, Maiorca (1997). Le sue opere sono state ospitate in vari musei e istituzioni quali la Galleria d'Arte Moderna di Torino, la Fondazione Mirò di Palma di Maiorca, il Museo della Scienza di Londra e il Palazzo delle Nazioni ONU. Tra le sue personali: Kunstmuseum Bonn (2006), PMMK Museo d'Arte Moderna in Belgio (2007), Centro d'Arte Contemporanea di Bragança, Phillips Collection di Washington D.C. (2014).

Patrizia Emma Scialpi (Taranto, 1984) è stata selezionata al Premio Lissone 2014. Una sua opera è stata acquisita quest’anno dal Fondo Acquisizioni per la Collezione di Arte Contemporanea a Palazzo Forti, Verona. Attualmente studia cinematografia alla Scuola Civica Cinema di Milano.

Mario Scudeletti (Treviglio, 1980) presente alla Biennale Giovani Monza 2015, ha ricevuto una menzione speciale. E’ stato tra gli artisti selezionati al Premio Città di Treviglio 2014; secondo classificato al Premio San Fedele, Milano 2013.

Eltjon Valle (Kucova, Albania, 1984) ha partecipato alla Biennale di Venezia nel 2011, Padiglione Albania e ha esposto in diverse mostre personali presso La Générale en Manufacture, Sèvres, Parigi, la Galleria Nazionale delle Arti di Tirana, Museo di Storia Naturale, Verona e Triennale di Milano.

Silvia Vendramel (Treviso, 1972) si diploma a Villa Arson, Nizza e frequenta il corso superiore di Arti Visive presso la Fondazione Ratti a Como. Il suo lavoro è stato esposto in Italia, Germania, Inghilterra e Cina con due opere in permanenza a Shanghai e Hong Kong. Recentemente ha esposto presso Villa Pacchiani, S.Croce sull'Arno (PI), museo MAGra (PR), nel 2015 è stata in residenza presso Dolomiti Contemporanee, nel 2014 ha esposto al MAC, Lissone, nel 2006 ha partecipato al Premio Aletti (3° premio), nel 2007 ha vinto il Premio New York, nel 2004 ha esposto alla Fondazione Bevilacqua La Masa (VE), Premio Asi.

Si ringrazia il dott. Armando Villa per aver messo a disposizione lo spazio esposito.

Immagine: Patrizia Emma Scialpi, Neith, 2015 still da video, DVD 5' 32"

Opening giovedì 15 dicembre 2016 ore 18.30

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